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ciannameo anna tesi

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ragnatela delle resistenze, delle critiche, delle recezioni, delle diver- consapevole intitolazione dell’incontro. Le voci che sono state ascol- tate nel corso del convegno e che il lettore potrà ripercorrere in questo volume di Atti, nonsonosoltantole voci che ricostruisconola tipologia y Gasset: “I fattori e i componenti dell radiohitzfm.tk Ha sido Decano de las Facultades de Filosofía, Psicología y Pedagogía y de Filosofía y Pedagogía y Director del Departamento de Teoría e Historia de la Educación de dicha universidad, así como miembro del Comité Ejecutivo de la International Standing Conference for the History of Education (ISCHE) desde al año , y presidente radiohitzfm.tk

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Estancias, Orfeo y otros escritos, ed. Todas las citas se derivan de esta edición. Ciononostante, ne La fabula di Orfeo conluiscono i principali topoi della poesia rinascimentale. Nel prologo, Mercurio, in ottave, canta: Ma non solo con questo elemento Poliziano si avvicinava alle forme letterarie dei classici. La morte stessa di Euridice non è né messa in scena né direttamente descritta, ma viene invece solo riferita ad Orfeo da un pastore: Crudel novella ti rapporto, Orfeo, che tua ninfa bellissima è defunta: A dir vero, numerosi sono gli esempi in cui il Poliziano dimostra di aver assimilato le forme e gli stilemi dei classici, come nel caso delle strofe safiche latine che il poeta scrisse in onore al Cardinale Mantuano, e che Orfeo cantava prima di accorgersi della morte della sua ninfa vv.

Ognun segua, Bacco, te! Bacco, Bacco, eu oè. Chi vuol bever, chi vuol bevere, vegna a bever, vegna qui. Voi imbottate come pevere: Gli è del vino ancor per ti. Lassa bever prima me. Ognun segua, Bacco, te. Questo monte gira intorno, el cervello a spasso va. Ognu corra in za e in là. Ognun segua, Bacco, te, Bacco, Bacco, eu oè! Udite, selve, mie dolce parole. Cosí la ninfa mia per voi si serba quando sua morte gli darà Natura: Dunque rendete a me la mia esperanza.

Non è vero che è momento? Non è vero che è trapasso? Non è vero che è istante? Non è, come dirà Calderón de la Barca, sulla scia di uno dei primissimi versi del Petrarca, sogno? E se pure gli umanisti, arteici del proprio destino, tentavano di conservare la vita o per lo meno un istante di essa, con la facoltà che era stata otorgata ad essi dalla centrale posizione che godevano nel mondo, tutti i loro tentativi erano vani dinnanzi a questa realtà inmutabile, che li rendeva nostalgici, maliconici: Agli occhi mantovani parevano rinascere, in soavi ombre che silavano con le loro abitudini e le loro costumi, i dorati giorni di Atene, i gloriosi giorni di Roma.

I misteri, le sacre rappresentazioni, che il dramma del Poliziano veniva a sostituire, avevano le loro radici in un mondo convenzionalmente ascetico, anche se reale, vero, autentico per una gran parte dei loro spettatori. Medievo, Umanesimo, Rinascimento e Barocco. Napoli, Liguori, , pp. Milano, Principato, , pp. Torino, Einaudi, , pp. Orfeo y otros escritos, ed. Firenze, La Nuova Italia, , pp.

Su detta funzionalità di norma conlittuale, come rivelano i frequenti battibecchi tra librettisti e musicisti il parere degli studiosi è oggi convergente. Un grazie particolare, per il montaggio e la complessiva realizzazione del video che ha accompagnato la presentazione del nostro saggio, a Ivano Mistretta della m. Sistema del racconto; Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione; A.

La bibliograia sui rapporti intercorrenti fra teatro e cinema per cui cfr. Tynjanov, Le basi del cinema, in I formalisti russi nel cinema, coord.

Era il 12 maggio Ugo conte di Parigi fu difatti un mezzo insuccesso. Le menzioni di lettere donizzettiane sono state desunte da questa edizione.

Héctor Berlioz, Memorie, trad. Infatti, in una sorta di ideale albero stemmatico, Le Philtre di Scribe deriverebbe a sua volta da un racconto o una commedia le informazioni sono discordi italiani: Per comodità noi accoglieremo la prima dizione del cognome. Con tale variante il poeta raggiungeva un doppio scopo: Si tratta di tre inserti innovativi non sostitutivi ma radicalmente instaurativi: Ma tuttavia Donizetti insistè tanto inché ebbe la poesia.

È utile a questo punto fornire, tramite il tabulato comparativo che segue, un quadro almeno esempliicativo se non esaustivo del sistema variantistico, quale si evince dalla comparazione tra i due testi: Del meriggio il vivo ardore Nemorino osservando Adina che legge Quanto è bella, quanto è cara!

Choeur Amis, sous cet épais feuillage Bravons le soleil et ses feux Guillaume, montrant Térézine qui continue à lire. Elle sait lire; est-elle heureuse!

Essa legge, studia, impara Adina ridendo Benedette queste carte! Domani, o cara, ne avresti pena; te ne dorresti al par di me. Belcore Il ciel ringrazia, o babbuino, che matto, o preso tu sei dal vino! Ti avrei strozzato, ridotto in brani, se in questo istante tu fossi in te. Adina Lo compatite, egli è un ragazzo; un malaccorto, un mezzo pazzo. Un solo istante i palpiti del suo bel cor sentir Guillaume Que de bonté!

Adina La tua vita ci è cara Io ricomprai il fatale contratto da Belcore. Térézine Je vous le rends! Adina Prendi; per me sei libero: Gli porge il contratto. Prenez, prenez mon élixir! Il peut tout guérir. Dulcamara Udite, udite, o rustici; attenti, non iatate. Compratela, compratela, per poco io ve la do.

Comprate il mio speciico, per poco ve lo do. È un gran burlone colui! Ei muove i paralitici; spedisce gli apopletici [ Chi meglio di quello sa dispensarlo? Non solo, ad attestarne lo straordinario gradimento di pubblico e critica resta un numero notevole di trasmigrazioni novecentesche sullo schermo e in letteratura, nonché qualche recente sperimentazione di non esiguo pregio.

Quella di Palermi non è a rigor di termini una trasposizione, e non è bella né fedele. I personaggi, naturalmente, sono invecchiati e i igli sono alle prese con le usuali scaramucce amorose. In una pausa il ilm racconta in lashback le vicissitudini dei genitori e chiude lietamente quelle dei loro iglioli. E Dulcamara con il suo liquore portentoso?

Costa è gran frequentatore dei ilm-opera: Due esempi per tutti: E per epilogo un esperimento che è una sida: Giulio e Maria Teresa Bas. Milano, Genio, , vol. Bergamo, Istituto Italiano Arti Graiche, FumagaLLi, Armando, I vestiti nuovi del narratore.

Milano, Il Castoro, Sistema del racconto, trad. Bergamo, Quaderni della Fondazione Donizetti, 6, , pp. Gramsci, Letteratura e vita nazionale, p. Teoria di una forma di comunicazione.

RaFFa, Piero, Semiologia delle arti visive. Indizi di resistenza al dominio spagnolo e austriaco nei Promessi sposi stephanie Jed University of California, San Diego Ricordando il rapporto di partecipazione che intrattiene Manzoni con la storia, scrive Lanfranco Caretti: Lodovico Settala, direttore dei medici di stato, e Alessandro Tadino, conservatore della Sanità, sono responsabili della politica sanitaria uficiale degli spagnoli, amministrando il lazzaretto e regolando le famiglie e i beni di tutti gli aflitti.

Storia della colonna infame, p. Di questo testo si indicheranno ora solo le pagine dei brani citati. Indizi di resistenza al dominio spagnolo nei Promessi sposi 91 dizione. Eppure presentando il punto di vista di un alto rappresentante amministrativo, Manzoni ci fa intravvedere degli indizi di resistenza ai tentativi uficiali di controllare la peste.

In particolare, a mio avviso, le rappresentazioni di fughe, di occultamenti e di brigantaggio nel contesto della carestia e la peste possono funzionare come momenti di resistenza al dominio spagnolo. Manzoni spiega chiaramente che questi aflitti sono fuggiti dalle città per evitare la visita di una commissione sanitaria uficiale. Una componente ovvia di questo riiuto erano i sentimenti di odio e di paura diretti agli uficiali sanitari i quali, nei casi attestati di peste, ordinavano di bruciare i vestiti, di coniscare le case e di trasferire famiglie intere al lazzaretto.

Dopo essersi ripreso dalla peste, Renzo decide di tornare in Lombardia in cerca di Lucia. Bortolo ci fa ricordare Foucault che scrive: Renzo, in particolare, rappresenta questa continuità tra il dominio spagnolo e il contagio.

Vorrei suggerire che Renzo potrebbe anche servire come igura di continuità tra le due occupazioni di Milano, quella spagnola e quella asburgica. The Birth of the Prison, p. È mia la traduzione in italiano. Un giovane umile e laborioso con una sola aspirazione pubblica —quella di registrare il suo matrimonio— Renzo poi capita in una lotta per la giustizia in contro alle autorità coloniali. Vittima di accuse false, Renzo fugge e si nasconde, anche prendendo un falso nome, Antonio Rivolta; gli viene la fantasia di farsi soldato dalla parte di Venezia nella guerra contro la Spagna: Manzoni tende a rappresentare don Abbondio come una igura di arretratezza e sottosviluppo, mentre rappresenta Borromeo al contrario come un uomo di stato.

Per il caso speciicamente italiano di brigantaggio, vedi lo studio importante di John A. Davis, Conlict and Control: Law and Order in 19th Century Italy. Borromeo è particolarmente caro a Manzoni per questa sua erudizione, e perchè ha fondato la biblioteca Ambrosiana, un primo episodio importante nella formazione dello stato italiano.

Potrebbe essere interessante investigare queste igure di arretratezza e di erudizione in rapporto ai dibattiti del momento tra chi proponeva una cultura libresca tradizionale e altri che anticipavano il futuro avanzando nuovi modelli di sapere statistico.

A parte le voci ovvie, come banditi, ribelli, tumulti, che potrebbero indicare documenti e testimonianze di resistenza di singoli o gruppi allo stato, ci sono altre voci, come Unioni clandestine e Unioni di persone sospette, tumultuose, che potrebbero mettere 10 Vedi Silvana Patriarca, Numbers and Nationhood: Writing Statistics in Nineteenth-century Italy, p.

Indizi di resistenza al dominio spagnolo nei Promessi sposi 95 in luce le immagini di comunità o nazioni alternative del tipo intravvisto nel romanzo di Manzoni. Il 20 aprile , una folla di nazionalisti furiosi entrarono con forza e saccheggiarono il palazzo, dopo di che proseguirono ad attaccare le case di vari ministri francesi e inalmente la casa del detestato ministro italiano di Finanza, Giuseppe Prina.

Ci sono indicazioni nel romanzo che ci spingono in questa direzione? La poca eficacia di queste gride fa sospettare che sia la malattia che il disordine servissero come pretesti per consolidare prima il potere politico spagnolo, e poi quello austriaco, nella Lombardia.

Citando una grida del per convincere i lettori che i bravi ponevano ancora un problema anche dopo il periodo del romanzo, Manzoni adopera la igura di preteritio, ingendo di passare sotto silenzio la grida che nonostante menziona brevemente: Gabriella Cagliari Poli, p.

Sulla storia lombarda del secolo xvii. Quinta edizione corretta ed accresciuta. Law and Order in NineteenthCentury Italy. Basingstoke, Macmillan Education, FoucauLt, Michel, Discipline and Punish: The Birth of the Prison, trans.

New York, Vintage Books, Durham-London, Duke University Press, , pp. Storia della colonna infame a cura di Lanfranco Caretti. Writing Statistics in Nineteenth-Century Italy. Cambridge, Cambridge University Press, Milano, Cisalpino-La Goliardica, , pp. Firenze, Nardini, , pp. Ma a Ernesto Ragazzoni non è stata atrribuita tradizionalmente nessuna serietà di scrittura e di pensiero: Ernesto Ragazzoni, Poesie, a cura di Arrigo Cajumi, ; da una edizione Chiantore , con varie aggiunte, a quanto informail curatore.

Ma il giovane si rifugiava nella lettura di poesia, specialmente quella straniera, specialmente quella in lingua inglese, cosa non comune nei suoi tempi, e ancor meno nella provincia profonda in cui viveva.

Con este poeta tan intenso y tragico stabilirà una fratellanza ideale e profonda, raggiungerà una compenetrazione iniguagliabile, come lo dimostrano i commenti alle poesie del bostoniano da lui tradotte. Ma la sua lucidità verso sé stesso gli fa comprendere di essere inferiore a questo modello, per sempre escluso. Ma seguiamo il progredire della sua vita. Viaggerà cosí a Londra, a Parigi; e in Italia conoscerà personaggi eminenti nel mondo della poesia e della cultura di allora, come Guido Gozzano, Gustavo Balsamo Crivelli, ilologo, e Francesco Pastonchi, la cui poesia retorica e pomposa era assai apprezzata ma non da Ragazzoni, come vedremo.

Thackeray, di cui, dicono coloro che lo conobbero, ino alla ine della sua vita, portava sempre in tasca qualche opera, alternandola con quelle di Shakespeare o Browning: Sapete in che modo si prese la cotta? La vide una volta spartir pane e burro. Tacciono i boschi enormi: Oggi non voglio far della poesia, non voglio stare chiuso contro un tavolo. Voglio prender la porta, andare via andarmene, se càpita, anche al diavolo! Io, come il vecchio Amleto, sono stufo di parole, parole e ancor parole!

Fra tanti pappagalli, sono un gufo e disdegno le chiacchiere e le fole. Se ne vedono pel mondo che son osti, cavadenti boja, eccetera O cogliete la cicoria La poesia è bellissima. Ma a volte le sue sono ilastrocche insensate: Montale paragona Ragazzoni con Giovanni Visconti Venosta, celebre per una ilastrocca buona per studenti delle medie, che tutti quelli della mia generazione hanno recitato a memoria: Ma la mia pecca fu davvero tanto secca o Chérie, per tal parrucca?

Da allora me la porto addosso come un marchio che resiste alla pomice. Ci sono anche altri pirla nel mondo ma come riconoscerli? I pirla non sanno di esserlo. Se pure ne fossero informati tenterebbero di scollarsi con le unghie quello stimma. Ma Ragazzoni ne ha fatto una canzonetta orecchiabile e divertente, arricchita da rime dificili e stridenti, e il nostro premio Nobel una rilessione ovvia e prosastica.

O forse il gran critico avrà scorso solo i titoli di molte poesie: Trascinino la mia spoglia mortale sei porcellini tinti in verde e giallo e Francesco Pastonchi, alto, a cavallo, proclami: E cento bande strepitino poi di strumenti impensati, impreveduti: Di sopra al sasso poi che mi rinserra questa epigrafe scrivasi in ismalto: Ici-gît une feuille morte Ici init mon testament [ Gozzano e i vincitori.

Ragazzoni, Ernesto, Poesie, a cura di Arrigo Cajumi. Ragazzoni, Ernesto, Poesie scelte, a cura di Paolo Mauri. Ragazzoni, Ernesto, Buchi nella sabbia e pagine invisibili, a cura di Renato Martinoni. Estamos ante la primera poesia-racconto pavesiana. Son tiempos duros para Italia y para él. Desde niño, la realidad le presenta dos rostros hoscos: Gracias a él, el poeta y muchos jóvenes piamonteses adquirieron una conciencia antifascista. Storia di Cesare Pavese: En una carta a Fernanda Pivano, dice: Lettere , a cura di Lorenzo Mondo e Italo Calvino, p.

La voz poética narra en primera persona de plural la caminata por la colina con el primo: El plural se reiere a él mismo, muchacho, o por lo menos joven, y un primo adulto. Uno de tantos personajes que regresan a las Langhe tras haber buscado otro destino. Su caracterización es física mediante datos si no realísticos, sí verosímiles y psicológica: Aquí el poeta pone una oración de predicado nominal para caracterizar moralmente a sus criaturas, y a sí mismo: Este enunciado posee un tono grave, sentencioso fuertemente rítmico10 que penetra la mente del lector y acompaña su desolado mensaje existencial.

Silencio y soledad se recalcan en los vv. Diario , a cura di Marziano Guglielminetti e Laura Nay: Pier Vincenzo Mengaldo ed. Un juicio de valor: La lucha de los opuestos en Pavese no admite mediaciones. Se es gran hombre o idiota. También es lucha de opuestos la dicotomía hombre-mujer, aludida en la V estrofa vv.

El tema de la incomunicabilidad con los otros tiene en la primera estrofa acentos desesperados: El silencio y taciturnidad de los personajes expresan la soledad del poeta, misma que lo acompañó al suicidio; y son formas de ser, de las que no puede huir la condición humana: Habla el primo, en discurso indirecto, mediante la voz poética.

Es otro topos pavesiano: Los personajes responden a un doble impulso polarizado: Es el caso del primo. Los entrecomillados expresan, ahora en discurso directo, sus relexiones, respuestas a un parlamento elidido, sugerido por puntos suspensivos, que suponemos versa sobre los valores y contradicciones de la ciudad, el otro polo de atracción: Complementa el motivo de las Langhe, como la otra parte de una unidad indisoluble hombre-campiña-destino, el 11 Otro ejemplo.

Ne abbiamo veduto abbastanza di mare. Conviene recordar el título del poemario: Al mismo tiempo, la primera persona singular permite al lector identiicarse con Pavese, quien aquí se recuerda a sí mismo cuando era niño. En seguida, la obsesión por la muerte combinada con el tema del viaje. Las habladurías de los parientes en torno a la inevitable muerte del primo se resuelven en la quinta estrofa vv. È come il mattino [ Es inmortal como el dialecto piamontés y perdura en los siglos al igual que las Langhe.

Evocación, musicalidad, lirismo caracterizan esta estrofa formada por tres secuencias. En la primera Pavese, mediante apóstrofe y autoalocución, pues se habla a sí mismo, evoca conmovido sucesos de su infancia: Tras ese abandono lírico, retorna la realidad. El poeta alude a su conversión en adulto, con ello se enuncia otra dicotomía: Pavese adulto reconoce, en la segunda secuencia, la existencia en su vida: La estrofa termina en una verdadera síntesis de nuestro abatimiento en medio del así llamado progreso.

La situación aquí descrita es un intento de modernizar la poesía italiana acudiendo al recurso —aprendido en ellos— de tocar temas y motivos actuales: Pero en la misma estrofa la voz poética se percata de que, para su gente, es el Destino, contenido en el mito, el que impide que la realidad cambie. Es el destino quien impone que el proyecto fracase: La gente, dalle nostre parti, se li tramanda di padre in iglio.

En primera plural, la voz poética narra el ascenso a la colina. Cabe recordar, con Mircea Eliade, uno de los mitólogos leídos por Pavese, el simbolismo mítico-sagrado de las alturas, como colinas y montañas.

Esto se observa en esta estrofa y las siguientes. La vetta è vicina. Tiempo de la memoria: Ahora, en primera persona, Pavese se reiere al Destino: Reitera el silencio la imagen: Tan denso, que sólo puede ser mencionado por un poeta. Notable, épica, es la intertextualidad relativa al asesinato de ballenas, que viene de Moby Dick, de Melville, autor estadounidense traducido por Pavese.

Éste sería el centro del mundo. Y otra imagen mítica que hace posible la relación entre el cielo y la tierra es la de la Montaña Cósmica. Mircea Eliade, El chamanismo y las técnicas arcaicas del éxtasis, trad.

Ernestina de Champourcin, pp. No hay mitos sin los ritos que los propicien y reactualicen en el mundo. Aquí la sugestión del rito sangriento, propiciatorio de la Inmortalidad del gigante, parece dada por esta frase: Todos han sido recogidos y comentados por el iel Lajolo en Il vizio assurdo. Lo nuevo es la madurez de concepción. Dicha esencialidad le parece libresca. Empero, las relexiones y descubrimientos de Pavese no se quedan sólo en el campo de la renovación de los códigos lingüísIbid.

Sufrió la injusticia del régimen y la ingratitud humana. A cambio, le recordó a la Italia de su tiempo la importancia de los mitos verdaderos, en un momento en que comenzó el culto aberrante de los falsos mitos, que ahora nos ahogan. Y no sabiendo ya vivir en la Tierra, se privó de la vida en un hotel de Turín en agosto de Tacere è la nostra virtù. Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiesto se salivo con lui: La vita va vissuta lontano dal paese: Sentii poi parlarne da donne, come in favola, talvolta; uomini, più gravi, lo scordarono.

E aggiunse che certo il cugino pescava le perle. Tutti diedero un loro parere, ma tutti conclusero che, se non era morto, morirebbe. Oh da quando ho giocato ai pirati malesi, quanto tempo è trascorso. Altri giorni, altri giochi, altri squassi del sangue dinanzi a rivali più elusivi: La città mi ha insegnato ininite paure: Mio cugino è tornato, inita la guerra, gigantesco, tra i pochi.

I parenti dicevano piano: Mio cugino ha una faccia recisa. Ma usci ancora da solo. Un profumo di terra e di vento ci avvolge nel buio, qualche lume in distanza: Mio cugino non parla dei viaggi compiuti.

Solo un sogno gli è rimasto nel sangue: Me ne accenna talvolta. Bibliografía eLiade, Mircea, El chamanismo y las técnicas arcaicas del éxtasis, trad. LayoLo, Davide, Il vizio assurdo. Storia di Cesare Pavese. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ed. Diario , ed. Eso no signiica que el poeta no reconozca el aporte de tales movimientos literarios en la investigación sobre el lenguaje, pero no comparte con ellos sobre todo con la Neoavanguardia el furor desacralizador de sus poéticas, que lleva la poesía al silencio total, sin futuro.

Es un silencio muy distinto el de Zanzotto, quien sigue creyendo en la palabra a pesar de la imposibilidad de la poesía. Zanzotto no se contenta con esto y se adentra totalmente en el lenguaje, en el mismo lenguaje literario, para socavarlo y reinventarlo.

Se ha publicado en México otra antología traducida por mí para la editorial Ediciones Sin Nombre Es para Zanzotto la lengua mater en sumo grado, relacionada a su vez con el habla del infante en una babel que se une a un babil, el tartamudeo infantil que es casi una palabra corporal.

Ecco che tutti questi livelli del dire e delle lingue, nella poesia vengono mobilitati: Solamente una relación entre personas en el respeto de las diferencias permitiría un lenguaje verdadero, una comunicación sin barreras, en la que cada idioma mantendría su naturaleza intraducible y, por eso mismo, sería capaz de comunicar en un sentido universal.

Baluginii, specie per i dialetti, in limine. Destinati, comunque, a fondare la metafora del senza-inizio e del senza-ine. El dialecto es también el habla infantil en grado sumo, por estar 7 El poeta imagina nada menos que la posibilidad de una comunicación pentecostal en el futuro, gracias a chips capaces de elaborar informaciones procedentes de logos y neuma.

Al ser oralidad, el dialecto viene directamente de la madre, como mater, materia y energía. Así es como el dialecto se enlaza con el sentido de la infancia, en su calidad de fuente del lenguaje y de la palabra poética.

El habla del infante parece ser una serie de trinos y juegos fónicos que constituyen al individuo, progresivamente, de los tartamudeos a las sílabas, y de ahí hasta las cantinelas, primeras tentativas de poesía, de expresión. Sobre todo, el poe11 Véase A. Il soggetto, insomma, entra nel gioco, e si pone in gioco. El sujeto poético no se aísla en el lenguaje, sino que por medio de él se relaciona con la realidad y reformula su experiencia vital.

Como escribe Stefano Agosti —cuyas observaciones aquí desglosamos—, el yo es actor frente a la realidad en Dietro il paesaggio, donde encuentra su autenticidad en la hiperliterariedad del discurso poético y en un paisaje natural correspondiente a la memoria y al subconsciente del autor. El yo se separa de la realidad, haciéndose inestable y reduciéndose a puro silabear verbal en Vocativo, donde el poeta proyecta su identidad sobre el mundo exterior y la verbaliza a un nivel mínimo de lenguaje.

Monadi radianti, folle, bolle a corimbi e tu tondo comunque, a tutta volta, estremo occhio di Polifemo. Desde esta obra, el lenguaje es el objeto de la representación.

Fernando Bandini pone particular atención en la adopción de la parodia en la poesía de Andrea Zanzotto, como parodia musical o como desfase de signiicado en op. El lenguaje es una célula originaria generativa por medio de recursos estilísticos como la aliteración, la repetición, las derivaciones y ainidades fónicas, la acumulación etimológica, las aglutinaciones aberrantes.

De este poema cito el fragmento IV: El yo busca su equilibrio, su verdadera identidad, en el vacío entre las dos orillas, hundiéndose en el agua de la memoria, recogiendo los restos del lenguaje hasta tocar la verdad de la palabra. El principio femenino, maternidad biólogica y simbólica, coincide metafóricamente con lo auténtico, concepto bien expresado en Gli sguardi, i fatti e Senhal. Asimismo, en Filó, el dialecto es el lenguaje de la apertura frente a la lengua italiana standard, en su calidad de palabra maternal y arqueológica.

En la primera obra, los restos de los códigos y del lenguaje reformulan la palabra poética dentro de la crítica de la historia: El lenguaje surge de tal oscuridad, como leemos en los versos que concluyen el poema: Oscuro ha sé, sessuata, umiltà, tracotanza, pietà. Éste poema se abre con una crítica al logos por medio del paisaje que, como siempre, aparece metaforizado: Sin embargo, la lengua mediana de Idioma recupera el mundo humilde del dialecto, y la comunicación sustituye a la experimentación en torno a los fundamentos del lenguaje.

El poeta consigue aquí la liberación después del experimentalismo lingüístico, vivido profunda y auténticamente, casi como una terapia personal hacia la verdad.

Parece que Zanzotto la encontró: A Meteo le siguió la publicación de Sovrimpressioni, que es una especie de retorno a la poesía escrita anteriormente por Zanzotto.

En su proceso de formación y creación, el poeta saca la palabra desde el borde del vacío, lo que se cristaliza en el texto, que recompone en una unidad todos los fragmentos de esa poética.

La poesía es como un estornudo, un orgasmo o un tic para nuestro poeta: Continua a puntare sulla vita, per quanto enigmatica essa sia. Antología poética de Andrea Zanzotto. México, Universidad Iberoamericana, LoRenzini, Niva, La poesia italiana del Novecento. E fu proprio Silone ad annunciare alla platea elettrizzata del congresso che almeno Gli anni successivi furono intensi. Secondo il racconto autobiograico di Silone, nel accadde un fatto nuovo, inatteso e determinante per il corso di tutta la sua vita futura.

La Russia suscitava orrore e paura. Fu un incontro drammatico. Non ci fu nulla da fare: Silone appariva ormai deciso a tutto. E il primo romanzo, Fontamara, fu un successo inatteso che lo rese celebre in tutta Europa. Vennero poi Pane e vino, Il seme sotto la neve, Ed egli si nascose Fin qui, come si è detto, è il racconto autobiograico di Silone, afidato alle pagine lucide e appassionate di Uscita di sicurezza, un testo pubblicato per la prima volta nel Ma la ricerca che ho condotto negli archivi, lo studio delle corrispondenze private, il rinvenimento di alcuni fascicoli di polizia, hanno consentito di individuare alcuni nuovi e sorprendenti elementi nella biograia di Silone.

Secondo alcuni, Silone avrebbe persino deliberatamente mentito. Avrebbe cioè nascosto la verità allo scopo, in primo luogo, di proteggersi. Il primo nuovo elemento emerso dagli archivi è che dal , senza interruzioni, Silone forní a un Ispettore di polizia politica, Guido Bellone, notizie puntuali e dettagliate sul Partito comunista: Si tratta di una testimonianza drammatica, il documento va letto dunque con particolare attenzione — e certo Silone scelse con cura ogni parola.

Ne leggiamo ora il testo: Non so cosa io e i miei amici faremo. Io mi trovo in un punto molto penoso della mia esistenza. Il senso morale che è stato sempre forte in me, ora mi domina completamente; non mi fa dormire, non mi fa mangiare, non mi lascia un minimo di riposo. Oltre questa soluzione non restava che la morte. Io ero nato per essere un onesto proprietario di terre nel mio paese. La vita mi ha scaraventato lungo una china alla quale ora voglio sottrarmi. Ho la coscienza di non aver fatto un gran male né ai miei amici né al mio paese.

Nei limiti in cui era possibile mi sono sempre guardato dal compiere del male. Devo dirle che lei, data la sua funzione, si è sempre comportato da galantuomo. Nessuna considerazione di carattere materiale ha inluenzato la mia decisione.

I disagi non mi spaventano. Quello che voglio è vivere moralmente. Ho voluto chiudere, deinitivamente, un lungo periodo di rapporti leali, con un atto di lealtà. È il poliziotto infatti che gli consente di proseguire gli studi, di pagare la pigione alla ine del mese, di mangiare ogni sera una minestra in trattoria.

Subentra inizialmente nel giovane un senso di smarrimento e di viltà: La partecipazione di Silone al dibattito politico del dopoguerra è stata, come tutti sanno, intensa ma incostante, segnata da vigorose iniziative seguite da improvvisi arretramenti e lunghe fasi di isolamento.

Fu una stagione di impegno civile che vide Silone alla direzione di Tempo Presente e alla guida del Congresso per la Libertà della Cultura insieme con Arthur Koestler. In quegli scritti, cosí intensamente autobiograici, erano e restano i drammi della esperienza umana di Silone, la confessione degli errori, le ragioni intime della ricerca di una fede autentica e salviica. In quegli scritti, insieme con le carte emerse dagli archivi, è dunque ancora da scoprire la testimonianza che lo scrittore ci ha lasciato della sua vita e del secolo tragico in cui visse.

Nel corso delle polemiche apparse in questi anni sulla stampa italiana e internazionale, alcuni hanno scritto che nei suoi romanzi e nei testi autobiograici Silone mentí per proteggersi da critiche — e da possibili rappresaglie.

Eppure, a rileggere con accortezza le vicende di Murica, Spina, Don Benedetto e Celestino, a noi sembra che Silone abbia ogni volta raccontato e confessato, senza che mai nessuno se ne avvedesse. Prima ragione fra tutte: Siamo quindi senza dubbio di fronte a uno scrittore affascinante, provocatorio, inusuale, a uno scrittore che vale la pena conoscere.

Terza ragione è che qualcuno, recentemente, mi ha detto che pensava che De Petro fossi io e realmente questo mi onora ma non è la verità. Io non sono Antonio De Petro e, a questo proposito, voglio sciogliere ogni dubbio: Io sono stata solo, per cosí dire, uno strumento del destino, che ha avuto la bizzarria di farmi arrivare i dattiloscritti dei cinque romanzi di Antonio De Petro quando, ancora giovanissima, imparavo da Giovanni Riva a dirigere una casa editrice. Con pochi soldi e, bisogna riconoscerlo, con molto coraggio.

Per entrare in tema, possiamo dire che di una cosa siamo certi: E, dalla quarta di copertina del Dies irae il primo dei romanzi da lui pubblicati con Città Armoniosa , veniamo informati che, nel , Antonio De Petro era un giornalista milanese di circa 40 anni. In seguito, nel febbraio del , quando Città Armoniosa pubblica Fuor della vita è il termine, il tono della quarta di copertina è lapidario e curioso. Egli, infatti, intende mantenere separate le opere che offre a Città Armoniosa dalle opere che pubblica con altri editori e dalle attività non letterarie per lui importantissime che svolge.

Infatti, in due anni, erano usciti ben quattro romanzi di De Petro: Ma nessuno sapeva chi fosse Antonio De Petro: In che giornale lavorerà?

Sarà un giornalista della RAI? Sarà il fratello di Gadda, se mai Gadda ha avuto un fratello? Sarà un cugino di Pizzuto, se Pizzuto ebbe un cugino? Perché il mondo dei critici letterari parlava cosí a quel tempo E bisognava tenerli buoni i critici, soddisfare almeno un poco la curiosità di coloro che avevano tra le mani le sorti della narrativa italiana. Ma è stata un centro di lavoro culturale importante, originale e direi unico nel panorama della letteratura italiana di quegli anni.

A iniziare la casa editrice Città Armoniosa, nel , era stato Giovanni Riva, un professore di ilosoia che era anche un poeta e saggista, inalista per due volte al Premio Viareggio uno per la poesia e uno per la saggistica. Il nome della casa editrice, Città Armoniosa, era preso da Charles Péguy, il socialista cristiano, morto nella battaglia della Marna, che aveva dato alla Francia, oltre alla sua vita, un notevole saggio di intelligente pensiero e di alta poesia nei suoi Les Cahiers de la Quinzaine.

Il motto della casa editrice è tutto un programma: Molti, cosí, per tutte queste ragioni, augurarono di buon cuore insuccesso alla casa editrice Città Armoniosa. Ma non fu cosí. Cosa sommamente sorpresiva, se pensiamo che Città Armoniosa era davvero svincolata da qualsiasi gruppo di potere, fosse esso politico, culturale, economico o religioso.

Bloy, Turoldo, Descalzo, Daisne, Gozzano, Gratry, Francis Jammes, Lagerkvist, Lacordaire, De Lubac, Raimondo Lullo, Nievo, Ramuz, Santucci, Schneider, Neera , e —nota interessante— in questo stesso catalogo si dichiara che Riva ha ceduto la casa editrice a Novastampa, una tipografía piccolissima, con sede in via Cecati a Reggio Emilia, per non portare da solo il peso dei debiti accumulati in sei anni di onesto lavoro culturale.

Oltre a riscoprire vecchi, notevoli testi di letteratura dimenticata, Città Armoniosa proponeva il nuovo. Le agenzie letterarie avevano incontrato uno spazio in cui i libri venivano letti, in russo, in francese, in italiano, in spagnolo, in inglese, in rumeno, in arabo, in ebreo e in greco Il romanzo venne pubblicato in pochi mesi. Si era soliti, a quel tempo, pubblicare un copie di primissima edizione: Passa non molto tempo ed esce una sua entusiasta recensione su Il Giornale.

Segue quella di Paolo Volponi. Tutti volevano parlare di questo romanzo. Si diceva che era nato un grande scrittore, un nuovo Gadda, un nuovo Pasolini, un Brecht italiano, un vero romanziere-antiromanzo. Il Dies irae vince il Premio Castiglioncello.

Serata estiva, lungo il Tirreno. Il mistero si sarebbe dunque svelato? Questo era un giovane molto brillante, ma di cultura non aveva che il desiderio di averne: Non poteva essere De Petro. Intanto, arrivavano alla casa editrice costantemente richieste di interviste. Ma, ogni volta, veniva un personaggio diverso a presentarsi come De Petro. E sappiamo che cosa signiica attirarsi il fastidio dei critici, che sono troppo spesso curiosi di cose che con la letteratura niente hanno a che vedere.

Ed è anche per fare giustizia a questo autore, quindi, che oggi, dopo 30 anni di suo silenzio, io vorrei parlare dei suoi romanzi, che sono, dunque, cinque. Qualcosa di molto duro, dificile, scomodo o incomprensibile doveva aver raggiunto la vita di De Petro che, in questo romanzo, a differenza di tutti gli altri suoi romanzi, qui non ci dà nemmeno un rigo che possa essere letto con un sorriso sulle labbra o con un profondo sospiro di sollievo.

Col lento avvicendarsi di stagioni, di mesi, di neve e di qualche sparuto verdeggiare, con le taverne dove vanno i ricchi e dentro le stalle dove si forma la coscienza dei poveri, De Petro ci parla da una terra che nasconde una fortissima volontà di andar ben oltre la sopravvivenza, una terra che è simbolo della vita stessa. Le colline si fanno montagna: È là, in quella terra miticamente generata, che Giovanni, mandato soldato, vuole tornare.

È là che Angela, custodita in un convento, vuole tornare. È là che Filomena ed Elisabetta muoiono. Ma non è una terra promessa: E questa deinizione è perfetta per deinire De Petro: Oltre alla madre, tre donne saranno parte viva della vita di Giovanni: De Petro è magistrale nel creare le sue igure di donna: Hanno la forza delle montagne in cui vivono, hanno la capacità di una perseveranza non testarda, hanno quello spirito vitale che sa porre ine agli arzigogoli, e hanno anche quel realismo di chi è abituato a non cedere ai pregiudizi.

Ma, dal romanzo Giovanni, passiamo a Dies irae, il primo dei romanzi di De Petro. Anche qui, abbiamo un personaggio maschile che fa da ilo conduttore e che si chiama Vanni, che è notoriamente un diminutivo di Giovanni.

La grande storia anche qui è crudele verso gli uomini: Il tono iconoclasta, quasi spregiudicato di De Petro —che si vede uomo non ancora acutamente provato, che si interroga senza paura e con ingenua speranza di risposta sul perché degli eventi— a volte diventa di un lirismo sconcertante e ci dà igure indimenticabili come quella di Betty, che si alza ogni mattina nel suo quotidiano ordinario e di poco conto ma che in realtà è altissima arte del vivere.

Abbiamo un sacerdote giovane che pensa di convertire i ragazzi invitandoli a giocare a calcio e abbiamo un sacerdote già anziano che sa che questo non porterà a nulla. Libro bellissimo, Dies irae è fresco e profondo, ci fa desiderosi di tornare a imparare come porci delle domande, invece di subire gli eventi e invece di porre sempre, per pura curiosità o per dire qualcosa, domande superlue o retoriche.

Qualcosa non funziona in quanto è successo a Simone, il protagonista. De Petro e Simone sembrano molto identiicati: Altra opera di De Petro è Il questore, che ha per sottotitolo: In realtà, De Petro non è mai un moralista: Il titolo è preso da un verso del Manzoni: Fuor della vita è il termine.

Il protagonista è Pasquale Chieffo. Un libro molto dificile che, se leggete de Petro, potrete lasciare alla ine. Possiamo dire che sicuramente De Petro conosce la Basilicata perfettamente e ce ne dà, qui, un quadro notevole, perché, a distanza di anni dalla prima lettura del romanzo, si continua a sentirne i profumi e i sapori.

Sono le cose che sanno fare i grandi scrittori: No sólo decae la relación con la cultura alemana, que sobrevive en la actividad de investigación de diversos estudiosos; sino también el impulso de la vida cosmopolita de la ciudad y el peso que las diversas nacionalidades ejercían activamente en el conjunto de su tejido social.

Para Daniele Del Giudice, autor de la novela El estadio de Wimbledon, en cuya trama el protagonista llega a Trieste siguiendo el rastro de Bobi Bazlen, la ciudad fue la cuna del primer gran novelista moderno: Italo Svevo; y del primer gran no-escritor moderno: Sin ellas, sin Lucia Morpurgo Rodocanachi y Anita Pittoni, sin la traductora y sin la editora, la historia literaria y cultural italiana de la primera mitad del siglo xx inevitablemente queda mutilada.

Anita Pittoni nació en Trieste el 6 de abril de , de padre de origen friulano y de madre triestina. Asiste al Liceo Femminile di Trieste y debido a las precarias condiciones económicas de su familia, sus pretensiones de proseguir los estudios universitarios se transforman en castillos en el aire.

Aquí, en el espacio que las Wulz le proporcionan comienza a vender sus primeras creaciones de moda y de artesanía artística. En diciembre de presenta su primera exposición individual en Roma, en la galería de arte de Antongiulio Bragalia, en la que presenta paneles murales, telas para decoración, indumentaria teatral. Sus creaciones se distinguen por la utilización, de una manera innovadora y sabia, de materiales pobres con un contraste cuyo resultado es de extrema naturaleza y elegancia.

Colabora en periódicos y revistas, escribiendo sobre diversos temas en torno al artesanado artístico. No tardan en llegar los reconocimientos oiciales: Anita Pittoni y Lucia Morpurgo cierra su taller porque la nueva legislación que regula el trabajo a domicilio le hace imposible proseguir su trabajo debido a los altos impuestos.

Pero también el clima espiritual de la Trieste de esos años incide de forma determinante en esta decisión. El propósito es que la casa editorial se vuelva un instrumento de clariicación cultural: El primer volumen se publica mientras en Florencia, en la Galleria Della Strozzina, la Pittoni presenta la exposición póstuma de la adivina-pintora triestina Carlota de Jurco. En esta ocasión, el mundo lorentino de la cultura elogia Lo Zibaldone. Ésta y todas las siguientes citas se presentan en traducción mía.

En , dos de sus cuentos aparecen por primera vez en el semanario Domani de Venecia; y a partir de entonces sigue publicando poemas, artículos costumbristas y de historia. Colabora en revistas triestinas, en Umana, La Fiera Letteraria, y en varios periódicos: En las ediciones de Lo Zibaldone, a solicitud de amigos y gente que le reconocía su talento literario, publica algunas de sus obras: En la prestigiosa colección, que 3 4 5 A.

Pittoni, Lo Zibaldone, Catalogo Generale , p. Sandra Parmegiani, Far libri. Anita Pittoni e Lo Zibaldone, p. Intuye la necesidad de reconstruir, a través de una iniciativa editorial, la identidad de una conciencia cultural, cívica y política de la región de la Venecia Julia.

A través de Lo Zibaldone, Anita logró reunir a esa gran familia triestina que conformaba la Trieste secreta, ese grupo de escritores e intelectuales que contribuyeron a crear el mito de Trieste, de los que Saba y Svevo son sus mayores representantes.

La fe en el arte: Para el arte entendido en este sentido, ella siempre estuvo dispuesta a realizar cualquier sacriicio, comenzando por la vanidad. Anita Pittoni y Lucia Morpurgo una visionaria que pudo entender que solamente a través de un corpus editorial meditado, pensado y razonado se podía recoger y deinir la identidad y la memoria histórica de una región de frontera multilingüe y multicultural que buscaba su deinición y su identidad italiana en las postrimerías de la segunda guerra mundial.

Orgullosa de sus productos editoriales, le gustaba citar las palabras de su amigo, el poeta Mario Luzi: De origen judío, Lucia Rodocanachi nacida Morpurgo vino al mundo el 25 de noviembre de en Trieste. Asistió al Liceo Femminile Comunale de Trieste, vieja escuela en donde comienza su larga carrera como escritora epistolar y gran lectora.

Aunque tímida y melancólica, supo vivir la amistad como una ceremonia de la inteligencia. En se casa con el pintor Paolo Rodocanachi, amigo de Montale y de Sbarbaro. A partir de , Lucia llevó 7 S. Es en , a partir de una carta que Montale le envía el 9 de junio cuando Lucia, apremiada por la falta de dinero para sobrevivir, inicia sus actividades como traductora negra. Curiosa y huraña, Lucia Rodocanachi practicó una frenética exploración, en los territorios de la imaginación. Su copiosa correspondencia con los intelectuales y escritores de la época es una fuente inédita para explorar los entresijos de la cultura italiana de la primera mitad del siglo xx.

Desde , el Fondo Lucia Morpurgo Rodocanachi pertenece a la Universidad de Génova, que afortunadamente lo adquiere veinte años después de la muerte de la intelectual y traductora triestina que vivió en Arenzano. Mawr, todavía no se traducen, y el tiempo apremia. Naturalmente el acuerdo debe quedar en secreto.

Citado en Giuseppe Marcenaro, Una amica di Montale. Vita di Lucia Rodocanachi, p. Simplemente con estas dos iguras, Bobi Bazlen y Lucia Rodocanachi, se podría trazar una historia secreta de la lectura en Italia.

La soledad y el aislamiento no fueron su elección. La casa rosa de Arenzano levantó sus muros para que el trabajo artístico de su esposo, pintor de paisajes pudiera desarrollarse. El 25 de mayo de muere Paolo Rodocanachi y, de tanto en tanto, Lucia retoma su actividad como traductora para poder pagar las cuentas, y sigue realizando restauraciones de pinturas antiguas. Sus queridos amigos también se van muriendo: Ignacio Martínez de Pisón. Le nostre collane, bollettino bio-bibliograico de Lo Zibaldone.

Trieste, Lo Zibaldone, marzo Vita di Lucia Rodocanachi. Anita Pittoni e Lo Zibaldone. Trieste, Lo Zibaldone, Ficino y Lucrecio teResa RodRíguez Universidad Nacional Autónoma de México Como es sabido, la tradición cuenta que Platón abandonó su vocación juvenil por la poesía cuando conoció a Sócrates y entregó al fuego sus obras.

El ilósofo lorentino Marsilio Ficino se encontró ante una historia similar respecto al poeta Lucrecio. En , hacia el inal de su vida, Ficino escribe a Martín Uranios: Maturior enim aetas exquisitiusque examen ut inquit Plato, saepe damnat quae levitas iuvenilis vel temere credidit, vel salte, ut par erat reprobare nescivit.

Pericolosius vero est, ut Plato inquit, noxias opiniones imbibere, quam venenum possimum divulgare. Marsilio Ficino, Marsilii Ficini philosophi platonici medici atque theologi omnium praestantissimi, Operum, p.

Las cartas del ilósofo de esa época constituyen la primera de nuestras fuentes donde buscaremos testimonios de la relación que en estos años Ficino establecía con la obra de Lucrecio. Para ilustrar esta intención, recurriremos a una carta del mismo Ficino al doctísimo poeta homérico, Angelo Poliziano, a propósito de unas cartas falsamente atribuidas al ilósofo: Porque yo en el principio de mi juventud como todos saben, he siempre seguido al divino Platón.

Dos de ellas, que datan una de y una de , citan el poema de Lucrecio Cfr. Sed facile hoc signo scripta nostra discernes ab alienis; in Epistolis meis sententia quaedam semper pro ingenii viribus aut Moralis, aut Naturalis est, aut Theologica. La primera es dirigida a Michaele Mercatum Mianitense el 15 de octubre de , y en ella responde a la petición de resumir con brevedad la ilosofía de Lucrecio sobre las cosas humanas. El 4 de enero de cita de nuevo a Lucrecio en una carta cuyo destinatario se desconoce, para tratar el problema de los temperamentos sobre los que versaba su libro de isionomía, hoy perdido.

En esta obra, publicada en latín junto con la Opera omnia de Platón y traducida al vulgar por el mismo Ficino, la igura de Lucrecio es presentada en el Discurso VI y su poema citado nuevamente en el Discurso VII. Ficino retoma esta tradición y escribe en el discurso VI, a propósito del amor que renunciando a la contemplación se aboca al cuerpo: La versión latina dice: Quod Lucretio philosopho epicureo propter amorem legimus accidisse, qui, amore primum insania deinde vexatus, sibi tandem ipsi manus iniecit.

Hec illis accidere consueverunt qui, amore abusi, quod contemplationis est ad amplexus concupiscentiam transtulerunt. En el siguiente discurso, Ficino cita cuatro veces el poema. Y esto mencionó Lucrecio cuando dijo: Placer por la dulzura y claridad.

Dolor por la sutileza que desgarra y por el calor que trueca la naturaleza en otra forma que no le corresponde al enfermo. El cuerpo nos arrastra hacia el objeto Con que la mente por Amor fue herida. Siempre el herido cae sobre su llaga; Fluye y corre allí toda la sangre. Quod ita Lucretius tetigit: En la versión latina leemos: Tiende hacia quien lo hiere, arde por unirse estrechamente a él y lanzarle en el cuerpo el humor que brota del suyo Porque eso es lo que por momentos parecen querer hacer; es el objeto de esa lucha: El texto latino dice: Id in se ipso philosophus epicureus ille persensit Lucretius amantium omnium infelicissimus: Categoría cuestionable desde un punto de vista ético, nombra a una franja mayoritaria de la población mundial que es víctima de una paradoja, tal vez irresoluble: Los Estados Unidos no habían sido atacados en su propio territorio desde el ataque japonés de Pearl Harbor, el 7 de diciembre de , suceso que propició la intromisión de Estados Unidos en la Segunda Guerra Mundial hasta que, en , las Potencias del Eje fueron derrotadas por la coalición Aliada.

La caída del Muro de Berlín en , el colapso de la Unión Soviética en y el fin de la Guerra Fría cambiaron el panorama radicalmente. El socialismo había desaparecido y el triunfo del capitalismo venía acompañado con la implantación generalizada de las democracias liberales.

Se cuenta que el analista ruso Gueorgui Arbatov, en , tras la disolución de la Unión Soviética, expresó a los norteamericanos: El 17 de julio de , naciones votaban la aprobación del Estatuto de Roma que, entre sus cometidos, incluía la creación del Tribunal Penal Internacional. El vaticinio era que llegaría por fin a consolidarse la protección de los derechos humanos en el mundo entero. Geoffrey Robertson lo narra de la siguiente manera: La llegada de esta nueva amenaza significó la ocupación de aquel vacío que había dejado la caída del bloque soviético, los Estados Unidos necesitaban urgentemente un nuevo enemigo para justificar su postura intervencionista 2 F.

El fundamentalismo en EE. Ese enemigo sería una supuesta lucha en contra del terrorismo. Así lo aclara José María Marco: Así, desde la perspectiva norteamericana, el parteaguas de la lucha contra el terrorismo lo establecieron los ataques del 11 de septiembre de sobre el pueblo norteamericano, los cuales dejaron 2, muertos.

Con ese argumento, los norteamericanos crearon la ley H. Con esta declaración, el gobierno estadunidense establece su prioridad ante la comunidad internacional respecto de la Corte Penal Internacional; para mayor precisión agrega que si los jueces nacionales se niegan a revisar decisiones sobre la Seguridad Nacional, tampoco lo debe hacer un Tribunal supranacional.

Sostiene, finalmente, que sus connacionales desconfían de la Corte y rechazan las pretensiones de la Naciones Unidas de ser la fuente legítima para el uso de la fuerza6.

Con la negación de la autoridad punitiva internacional, de la Corte Penal Internacional y del liderazgo de las Naciones Unidas, EUA desconoció al órgano legitimador para sancionar toda invasión bélica a otro país. La invasión a Irak fue la consumación de un Golpe de Estado a escala mundial. Este suceso condujo, el 7 de agosto de , a la explosión de camiones bomba de Al Qaeda en las embajadas de EUA en Kenia y Tanzania, cuyo saldo fue de muertos.

Marco, La nueva revolución americana, España, Ciudadela Libros, , p. La manera de proceder de los Estados Unidos ante los ataques terroristas reflejó que lo verdaderamente importante era señalar quién es el enemigo. Con ello, se puso en operación un andamiaje perverso que dio lugar a un derecho fuera del derecho, fuera del ordenamiento jurídico. Los derechos y las libertades de los ciudadanos se disuelven en un nuevo derecho penal del enemigo que facilita la creación del espacio donde las reglas jurídicas desaparecen y se transmutan en pura arbitrariedad.

Lo que se impone de este modo, no es un estado de excepción limitado en el tiempo, sino un estado de excepción permanente. No hay, como en la lectura de la excepción realizada por Carl Schmitt, una simple suspensión provisional de las garantías constitucionales tras la cual es posible, al menos formalmente, un retorno a los principios garantistas. Por el contrario, el estado de excepción, como en la previsión de Walter Benjamin, pasa a ser la regla.

Los conceptos jurídicos de guerra y de paz, de soberanía y de adversario mutan tan profundamente que el propio régimen político ve alterada su naturaleza7. En el mismo talante, Günther Jakobs propuso un derecho penal autoritario que podía dar respuesta a casos extremos, en donde los derechos del ciudadano liberal serían insuficientes. El DPE se caracteriza por tres elementos: En segundo lugar, las penas previstas son desproporcionadamente altas, es decir, se expresan como sentencias de 7 J.

Pisarello, No hay derecho s , España, Icaria, , p. En tercer lugar, determinadas garantías procesales son relativizadas o incluso suprimidas. El DPE sólo se puede legitimar con un Derecho penal de emergencia que rige excepcionalmente y no de manera permanente, tal y como ha sido utilizado por los Estados Unidos. Sin embargo, aunque tanto Schmitt como Jakobs dan un lugar importante a la figura del enemigo en sus respectivas propuestas, sin duda no coinciden en todos los puntos.

El propio Jakobs comenta uno de los aspectos de su divergencia: El concepto de Schmitt no se refiere a un delincuente, sino al hostis, al otro; dentro del Estado, sólo cuando se llega a una guerra civil existe una confrontación política en el sentido de Schmitt. En cambio, el enemigo del Derecho penal del enemigo es un delincuente de aquellos que cabe suponer que son permanentemente peligrosos, un inimicus.

No es otro, sino que debería comportarse como un igual, y por ello se le atribuye culpabilidad jurídico—penal, a diferencia del hostis de Schmitt9. Sabemos que los Estados Unidos respondieron a esos ataques terroristas con medidas que no fueron respetuosas de muchos de los tratados internacionales de convivencia entre naciones y de respeto a los derechos humanos. El incremento de recursos para la Seguridad Nacional: Se efectuaron ajustes en los controles de migración, se ampliaron facultades al fiscal general para detener y deportar extranjeros si cree, de modo razonable, que ponen en peligro la seguridad nacional.

El otorgamiento de herramientas de investigación para las comunicaciones, entre las cuales destacan: Sin duda, luego del 11—S el modo de entender las libertades, los derechos y las garantías cambió de manera radical. Estamos ante una nueva figura del constitucionalismo: Sin embargo, esta figura no la inauguraron los Estados Unidos, sino el derecho europeo. Junto con ello, autoriza asimismo la detención de todo sospechoso de poner en peligro la seguridad nacional a partir de su perfil étnico.

Las medidas adoptadas en virtud de la Patrior Act se han visto complementadas por las impuestas por la Military Order, una orden del presidente Bush que permite someter a los no—ciudadanos norteamericanos, sospechosos de actividades terroristas, a jurisdicciones especiales y detenciones indefinidas.

La novedad de esta orden consiste en crear una auténtica zona de no derecho para los extranjeros acusados de terrorismo A este modelo Luigi Ferrajoli le denomina modelo de diferenciación jurídica de las diferencias, que se expresa en la valoración de algunas identidades y en la desvalorización de otras, lo que deriva, por tanto, en la jerarquización de las diferentes identidades Después de los atentados del 11—S, George W.

El 6 de mayo de , el presidente Bush retira su firma del Tratado de Roma. Sin embargo, el 14 de febrero Blix presenta su segundo informe ante el Consejo de Seguridad, exponiendo que siguen sin aparecer las supuestas ADM. Haciendo caso omiso de tales informes, Estados Unidos y Gran Bretaña atacan Irak el 19 de marzo de Las justificaciones son evidentemente falseadas: Meses antes a la invación de Irak, el 25 de septiembre de , la Casa Blanca dio a conocer un escrito titulado: De esta manera, EUA se siente legitimado para llevar a cabo la defensa de la justicia y la supuesta libertad de cualquier persona que esté a su favor en cualquier parte del mundo.

Apuntan a un gobierno mundial de los ricos y para los ricos , estados nacionales que movilizan recursos en torno a sus bancos y grandes empresas con base nacional, y que controlan a la población; un mayor crecimiento de las grandes empresas transnacionales que han de controlar la economía mundial.

Y en esa Nueva Era Imperial, de la que habla la prensa financiera, van formando 13 R. Los Estados Unidos han perdido parte de su fuerza para controlar al mundo, no obstante, siguen dominando.

El mundo frente a nuestros ojos se transforma. Delincuencia organizada en México La respuesta de México ante el 11—S fue sin duda prudente.

México se inclinó por la propuesta que obligaba a Irak a aceptar a los inspectores de la ONU para buscar armas de destrucción masiva. El trato a los migrantes y la administración de la frontera han sido fuente de roces y dificultades que han hecho patente otro perfil de la construcción de la política binacional y del concepto de enemigo.

En marzo de se firmaron convenios en Monterrey relacionados con este tema. Para ello, se incluyen compromisos de intercambio de información de personas, de transportes de mercancías, de embarcaciones y protección de la infraestructura de la frontera.

Por ejemplo, en el mes de octubre de llegaron 14 N. Chomsky, Política y cultura a finales del siglo XX. Un panorama de las actuales tendencias, Barcelona, Ariel, , p. En el plano discursivo, la seguridad nacional guarda una relación intrínseca con la soberanía nacional.

Es imposible determinar el poderío económico de la delincuencia organizada, pero se dice que ingresa al país un monto de divisas superior al producido por el turismo y apenas menor a los ingresos derivados de las remesas de los mexicanos en el extranjero o las provenientes de la explotación petrolera ambas en el rango de los 25 mil millones de dólares anuales.

Por tanto, es primordial hacer un recorrido ante tales cambios normativos. La reforma constitucional de incluyó el tema de la delincuencia organizada. Posteriormente, en , se instituyó el ordenamiento denominado Ley Federal contra la Delincuencia Organizada LFDO 17, la cual establece en su artículo segundo: La LFDO ha tenido críticos y seguidores.

Respecto a los primeros, esta ley es un óbice que disminuye las garantías de los ciudadanos y restringe derechos ante proceso penal. Para otros, los apologistas, estas restricciones son necesarias para un combate frontal a la delincuencia organizada. Entre los instrumentos de investigación implementados en esta ley, se encuentran: Congreso de la Unión, Ley Federal Contra la Delincuencia Organizada, 14 de marzo de , consultado el 1 de octubre de , disponible en: México tiene una larga experiencia en la participación de las fuerzas armadas en la lucha contra las drogas, la participación de los militares en el combate a las drogas data de por lo menos la década de los treinta, pero se volvió especialmente importante a finales de los setenta.

La regla anterior es de aristas no bien definidas, pero hay que aclarar que en el ejercicio de la facultad a que nos referimos, no se deben violar los derechos humanos. Sin embargo, en la historia del país se ha evitado la utilización del 29 constitucional. Se percibe la idea de que la utilización del mismo hablaría de un gobierno débil que no resuelve situaciones de crisis o emergencia por medios normales.

Para subsanar la utilización del estado de excepción, el Estado mexicano ha creado otro tipo de estratagemas. Ante la reforma constitucional en materia penal en , juristas eminentes tomaron posturas a favor y en contra. Jorge Carpizo realizó algunas observaciones sobre la modificación de este artículo: Secretaría de Gobernación, Diario Oficial de la Federación, 18 de julio de , consultado el 23 de julio de , disponible en: El inculpado las puede objetar, impugnar o aportar pruebas en contrario.

Este aspecto es importante porque golpea al crimen organizado y otros delitos graves en su propio corazón: Para el expresidente de la Corte Interamericana de Derechos Humanos, Sergio García Ramírez, el combate a la delincuencia organizada rompió con una tradición del Derecho penal que ha llevado demasiados años construir a nivel mundial y que en México apenas se comenzaba a edificar: Desde hace tiempo se ha insinuado, recogido o consolidado —tres pasos en un solo rumbo, difícilmente reversible y sumamente preocupante— la idea de escindir en dos direcciones el derecho penal sustantivo, procesal y ejecutivo, que fue construido a lo largo de doscientos años de trabajo en favor de la racionalidad y la democracia.

En este caso, el desplazamiento significaría erosión de libertades, mengua de garantías y retraimiento de la democracia La reforma constitucional altera el rumbo e incorpora dos sistemas: En teníamos a la vista un grave problema: Esta paradoja entraña severos peligros en la propia Ley Suprema Las herramientas encontradas en Schmitt y Jakobs nos han permitido dotarnos de un aparato dispuesto a comprender y situar tales mutaciones que afectan directamente nuestra cotidianidad.

A manera de conclusión Jurídicamente y teóricamente la postura decisionista de Carl Schmitt y el DPE de Günther Jakobs tienen toda validez y certeza, representan una forma no sólo de entender el derecho sino la misma política. Bajo este paradigma, el 25 S. Tanto el DPE jakobsiano como el decisionismo schmittiano dan cabida a la paradoja como fundamento del derecho y del poder político, asumen que para sustentar la legalidad y protegerla es necesario, en ocasiones, suspenderla.

Es esta, consideramos, una tarea insoslayable para el pensamiento jurídico actual, tal y como ya lo expuso Giorgio Agamben. La contigüidad esencial entre estado de excepción y soberanía ha sido establecida por Carl Schmitt en su Teología política Schmitt, Teología Política, España, Trotta, , p.

Un talante crítico y reflexivo es imperioso para el pensamiento jurídico actual, sobre todo por la complejidad del panorama que se presenta a nivel internacional y nacional. Agamben, Estado de excepción, Homo sacer II. I, Buenos Aires, Adriana Hidalgo, , p. La tendencia a la separación entre Estado y soberanía pone en discusión la pretensión de fundar un orden racional potencialmente universal2.

La pérdida de soberanía del Estado parece provocada, en primer lugar, por la imposibilidad de gobernar eficazmente este espacio externo. Waldenfels, Ordnung in Zwielicht, München, Fink, Como consecuencia, éste no puede en modo alguno ser el garante del orden soberano, sino sólo la articulación particular de una governance global que parece apropiarse de la política de la soberanía. De esta forma se pone en discusión el orden político que durante siglos había establecido una modalidad precisa para la delimitación y la jerarquía de los espacios soberanos.

Sin embargo, no es sólo la dificultad de gobernar en modo eficaz los espacios externos la que determina lo que aparece como una inexorable obsolescencia del Estado. La relación entre Estado y soberanía se pone en crisis también por los simétricos problemas de gobierno del espacio interno. De esta manera también la unidad del espacio interno se ha puesto en discusión, porque sobre algunas porciones de ese espacio agentes económicos multinacionales y agencias internacionales terminan por tener un poder igual y a veces superior al del Estado mismo.

Esta redefinición de los espacios estatales internos modifica también el significado de las fronteras que dejan de ser exclusivamente la línea de demarcación entre el orden interno del Estado y el desorden externo, para convertirse en instrumentos de gobierno total del espacio, líneas diferenciadas que definen las posibilidades individuales y colectivas de relación al interior del mismo Estado5.

Ong, Neoliberalism as Exception. Esta forma política, sin embargo, no posee exclusivamente una dimensión espacial. La soberanía no es sólo absoluta, sino también limitada en el tiempo y las transformaciones del espacio se vuelven significativas porque interrumpen la que ya se había consolidado como una tradición soberana. La condición de incertidumbre produce en efecto un déficit de racionalidad en las decisiones estatales, al punto de imponer al mismo tiempo una redefinición de sus tareas actuales y un replanteamiento total de su historia.

Los Estados, 6 M. Sobre los problemas y los límites de la categoría de reciliencia cfr. La fragilidad del Estado depende de la evidencia de que es un agente directo y no ocasional de la violencia. Si efectivamente la imagen del Estado es violenta, la centralización y la administración separada de la autoridad política pierde la legitimidad que la tradición estatal le ha garantizado hasta ahora La fragilidad se convierte en el indicador de un cambio estructural de su comprensión, también para sos11 Organization for Economic Co—Operation and Development, Concepts and Dilemmas of State Building in Fragile Situations, p.

El rasgo característico de la acción estatal no sería entonces la potencial institucionalización de proyectos colectivos a través del tiempo, sino la capacidad de reaccionar ante situaciones complejas en las cuales la crisis no es un elemento temporal, y por lo tanto transitorio, sino que se convierte en una característica constitutiva del ambiente en el cual los Estados se encuentran operando.

Las transformaciones de escala son sin duda relevantes, la fragilidad es un problema histórico. Las transformaciones de la espacialidad del Estado, es decir, su realizada internacionalización15, son plenamente comprensibles, considerando las transformaciones del tiempo histórico del Estado mismo, o sea las condiciones continuativas de su legitimación.

Las distorsiones al interior de este proceso hacen que la historia ya no funcione como fuente de legitimación, sino que con frecuencia sirva como deslegitimación de la acción estatal, haciéndola aparecer literalmente anacrónica, hasta poner en duda que sea históricamente necesaria Frente a las transformaciones de su geografía política, el Estado parece tener dificultades para encontrar la solución a su historia, sin lograr representar en el tiempo un principio de autoridad de alguna manera superior al de otras instituciones En el interior de la genealogía del Estado el 15 Cfr.

Per una storia delle dottrine, XIV, 27, , disponible en: Los tres ensayos de M. La nostalgia no hace otra cosa que confirmar la fragilidad que deriva de las dificultades de globalizar homogéneamente la experiencia estatal. No obstante su pasado glorioso, ni siquiera la teoría de la ficción es capaz de subsumir espacialidades políticas diferentes gracias a la universalización de la forma Estado.

Se convierte en poco probable la realización de un Estado mundial, en el cual en todo el globo en su conjunto se extienda el modelo de Estado—nación unitario; sin embargo, la centralidad política Fragments: Perulli, Il dio contratto.

Origine e istituzione della società contemporanea, Torino, Einaudi, Soziologische Analysen, Frankfurt am Main, Suhrkamp, Conceptualizar al Estado significa construir un instrumento históricamente coherente y significativo que tome en cuenta las transformaciones que intervienen en el interior de las disciplinas políticas de lo social que se han ocupado del Estado y que han contribuido a definirlo precisamente como objeto disciplinario.

La fórmula retoma literalmente aquella frase tan célebre utilizada a mediados de los años ochenta para reafirmar la autonomía del Estado como institución: Bringing the State Back in Esto demuestra también que el Estado es un concepto disciplinario en el sentido que es regularmente construido y reconstruido en el cruce de los discursos de las disciplinas políticas de lo social.

Al mismo tiempo, éste es también un sujeto disciplinante que —también a favor de esta construcción— produce e impone técnicamente procesos específicos para disciplinar lo social. No obstante, no sólo en el Derecho, sino también en las disciplinas sociales, siempre con mayor continuidad, se vienen subrayando los límites del concepto de Estado. A decir verdad, los juristas disponen de una salida que les hace pasar del concepto de Estado al de constitución.

Beobachtungen globaler politischer Strukturbildung, Wiesbaden, Verlag für Sozialwissenschaften, Se trata de una tendencia reciente en Sociología que sin embargo tiene antecedentes célebres en otras disciplinas. Bentley, se debe pensar en la postura célebre de David Easto, que aconsejaba evitar completamente el uso del término Estado a favor de una menos comprometedora referencia al sistema político Sin embargo, discutir sobre el Estado en la época de la globalización30 no significa necesariamente recorrer de nuevo la genealogía de las caídas y los renacimientos de su concepto dentro de cada disciplina, sino tratar de individuar si éste mantiene un significado compartido en la escala global y cómo lo hace.

Hintze individua un verdadero cambio de paradigma que las Ciencias Sociales, no sólo en nombre de Max Weber, imponen en el modo de observar y comprender la experiencia histórica del Estado en occidente.

Esta vez desde la Historia política y desde el Derecho hasta la Sociología como ciencia de la investigación, pero también de la legitimación del Estado, esto se ha cumplido en forma definitiva atropellando la so25 H.

Hofmann, La libertà nello Stato moderno. Saggi di dottrina della Costituzione, Napoli, Guida, , p. Ricciardi, La società come ordine. Teoria politica dei concetti sociali, Macerata, EUM, , pp.

Willke, Ironie des Staates. Willke, Governance in a Disenchanted World. Elementi di analisi e di interpretazione, Torino, Giappichelli, , p. Easton, The Political System. El modelo social del Estado que la Sociología había dirigido y acompañado parece abrir paso a una disciplina sin compensación, a la constitución de lo social sin el reconocimiento de los sujetos que lo mueven. Como ha escrito Pierre Bourdieu: Como consecuencia, también la investigación sobre el concepto de Estado global debe tomar en cuenta la lucha en torno a esa ortodoxia, que sin embargo no puede ser considerada el resultado de un desarrollo orientado teleológicamente, casi como el cumplimiento del sentido de la historia que se manifiesta gracias a y en el interior de la globalización.

Éste no representa siquiera la evolución al mismo tiempo natural y conflictiva de aquellos que se consideran los contenidos universales de la globalización. De esta manera, en efecto el sustantivo Estado es subordinado a un proceso de 32 P.

Shaw, Theory of the Global State. El Estado global no es el Estado globalizado, pero señala una persistencia del Estado que tiene en su concepto contradicciones que detectan algunas transformaciones irreversibles y, por lo tanto, una nueva y diferente posición del Estado al interior del sistema social. Incluso la tendencial obsolescencia del Estado—nación debe ser comprendida y explicada en el cuadro de la sociedad global como orden Esto, en efecto, parece progresivamente inadecuado tanto desde el punto de vista organizativo, es decir, respecto a la dimensión global de las relaciones capitalistas de producción, como desde el punto de vista normativo, porque el llamado a la nación no constituye ya una referencia normativa adecuada y suficiente frente a la tensión manifiesta entre el pueblo y la población.

Esta oscilación entre los roles genera también la incerteza de la representación comprensiva de aquello que conocemos como Estado nación, titular de la potestad exclusiva de producción del Derecho positivo. Esto lo hace porque, como veremos, puede utilizar recursos normativos provenientes de los procesos de disciplinamiento y de gubernamentalidad para garantizar la legitimidad de sus pretensiones de soberanía.

El Estado global es capaz entonces de garantizar la propia continuidad porque puede utilizar ordenamientos normativos que no produce y que ni siquiera legitima.

Los procesos de disciplinamiento y de gubernamentalidad no representan ni una alternativa ni una contradicción incurables para la soberanía del Estado. La multiplicidad 36 M. Ricciardi, The Stalemate of Sovereignty: Pushing the Boundaries of U. History from a Transatlantic Perspective, Torino, Otto, , pp.

A mi parecer hay tres indicadores significativos en el paso del Estado moderno al Estado global. En los tres casos se registra la presencia de una interrupción en la continuidad de la historia del Estado: El Estado global no es entonces solamente la progresión infinita del Estado moderno; b esta discontinuidad histórica corresponde a una interrupción entre el origen y el funcionamiento del Estado, a la cual corresponde una transformación de la legitimidad del Estado mismo; c las transformaciones que se manifiestan en el Estado global son particularmente evidentes en la soberanía: Justo porque se refiere a la época en su conjunto, el atributo postcolonial termina entonces por actuar sobre todos los conceptos políticos y sociales obligando a su redeterminación total El Estado postcolonial es así algo 38 S.

Mezzadra, La condizione postcoloniale. Storia e politica nel presente globale, Verona, Ombre Corte, Spivak, A Critique of Postcolonial Reason. En otros términos, el Estado post colonial no es representable sólo como un retraso en el desarrollo de la estatalidad moderna, sino que determina el concepto en el momento en que ésta se encuentra encerrada en una espacialidad política, subvierte las distinciones entre centro y periferia, entre desarrollo y subdesarrollo.

Esto no ocurre sólo porque en la mayor parte de los casos la Constitución es, por así decirlo, un producto de importación que revela constantemente su característica de Constitución colonial, sino también porque ésta no alcanza a convertirse en un marco de referencia que pueda garantizar la efectiva formalidad y universalidad del Derecho. Samaddar, The Materiality of Politics. Miller, Governing the Present. En los Estados globales postcoloniales parece que el sistema se vuelve contra los Estados poniendo si no en peligro, al menos en discusión cada pretensión de absolutismo.

Las diferentes historiografías sobre la formación del Estado, las diferentes sociologías históricas —y como veremos, también las investigaciones sobre la Antropología del Estado— son episodios de la lucha por la ortodoxia del Estado de la que 45 P. Blom Hansen y F. Subjects Positions in Politics, p. El origen del Estado es al mismo tiempo un momento y un proceso que, justamente por esto, es tanto histórico como simbólico. La historia del Estado moderno se ha desentrañado en el doble escenario: Furet, Tocqueville et le problème de la Révolution française, en Penser la Révolution française, Paris, ; pero consultar también L.

Estas dos historias del Estado moderno no son recíprocamente indiferentes. Sin la narración de un pacto originario, de un poder constitutivo, de una representación, y sin la prospectiva de la salida de un Estado de naturaleza absolutamente hipotética, no habría siquiera procesos reales de unificación y constitucionalización del Estado.

El concepto de Estado global toma en cuenta el hecho de que la governance global no resuelve la cuestión de la soberanía, o sea, no la cancela como necesidad funcional. Sassen, Territory, Authority, Rights. No se trata de la contraposición del origen imaginario sobre el empírico. Justo esta presencia volvía a los individuos imaginariamente presentes en el momento de la fundación. Aparte de algunas excepciones o algunos olvidos significativos, la Antropología fundamental de la modernidad se basa en la existencia de un individuo naturalmente libre.

Es la crisis de esta Antropología, aquella que imagina al sujeto del Estado y lo vuelve real, la que se manifiesta también como crisis de la soberanía.

El proyecto de la Antropología del Estado indica una aproximación que vuelve a problematizar entre el Estado como institución y la unidad política que éste históricamente es llamado a representar. Es indicativa la larga lista de aproximaciones con la que éstos han sido descritos, queriendo indicar mostrar el grado de separación respecto a un concepto de Estado tal vez rechazado: En todo caso, como escribe Geertz: Lo que a nosotros nos interesa es el plano de la pregunta que no afecta solamente a la organización institucional, sino a su legitimación.

En otros dos ensayos Geertz se preguntaba: Las respuestas de los antropólogos se organizan con frecuencia en torno a una noción resbaladiza y compleja como la de identidad: Geertz, Mondo globale, mondi locali. Cultura e politica alla fine del ventesimo secolo, Bologna, il Mulino, A Reader, London, Blackwell, , p. Weber, Economia e società. Teoria delle categorie sociologiche , Milano, Comunità, , p. Como es evidente en las investigaciones de Michel Foucault, la transformación es tan imponente que al final de este proceso el pueblo se convierte en población y el gobierno se convierte en gubernamentalidad Respecto al pueblo, no se trata simplemente de la sobreposición de un nuevo léxico al precedente.

En la Europa del siglo XVIII la población tiene una existencia conceptualmente relevante que se desarrolla junto a la del pueblo. Pueblo y población establecen un campo de tensión irrenunciable para el discurso político de la democracia. La tensión llega al punto que el pueblo incluso soberano puede correr el riesgo de aparecer como una especie de impedimento para el cuidado de la población.

Como ha escrito justamente Partha Chatterjee: También a este respecto, el Estado colonial antes y el postcolonial después funcionan como anticipación significativa del Estado global en cuanto Estados con una población a la que le ha costado y le cuesta trabajo presentarse como pueblo.

Stagnation and Advance, Basingstoke , pp. Rappresentanza, partecipazione, esclusione alle origini della democrazia moderna, 1. Dalla Restaurazione alla guerra franco—prussiana, Roma, Viella, Foucault, Sécurité, Territoire, population.

Chatterjee, Oltre la cittadinanza. La politica dei governati , Roma, Meltemi, , p. Al mismo tiempo es la garantía de que existe un orden no fundado sobre relaciones inmediatas y cotidianas y que es suficiente respetarlo. La gubernamentalidad es un orden que pretende constituirse al interior de las relaciones. Esto evidentemente no significa que en la historia del Estado en Occidente esta dimensión no haya existido. En otros términos, la Gran Bretaña aparece como un Estado basado en el arcaísmo de la constitución social y el anacronismo de la or63 G.

Auswirkungen von Europäisierung und Globalisierung, Frankfurt am Main , in particolare pp. The Technologies of Rule, p. Pero consultar también P.

Marshall, mientras los derechos sociales no se niegan, pero son negociados continuamente con diferentes grupos de la población. Aquí tenemos una nueva contradicción, porque aquello que en los Estados europeos se presenta como un proceso de disposición controlada de los derechos, en los Estados postcoloniales se propone como un reconocimiento gobernado y revocable de derechos a grupos de la población.

La pregunta por hacer es si el Estado global puede prescindir de representar la unidad política del pueblo, estableciendo consecuentemente una relación diferente con su población.

De esta manera, lo que se somete a una evidente tensión es la representación política como pilar organizativo del Estado. Esta indecisión respecto a la unidad tiene el efecto de hacer evidente el déficit de institucionalización que parece caracterizar al Estado global. Este déficit no es solamente procesal, sino que tiene que ver directamente con las modalidades en las que el Estado viene reconocido y por lo tanto obedecido.

De esta manera se repropone 65 Ph. Sayer, The Great Arch. Scott, Seeing like a State. Por lo tanto, no es una casualidad que también los científicos políticos hayan comenzado a investigar el nexo entre Estado y cultura. Lo que esto detona, desde nuestro punto de vista, es que la referencia a la cultura acompaña y sostiene y en ciertos aspectos sustituye a la opinión.

Frente a la multiplicidad de las culturas no se trata tanto de captar o subrayar cómo el Estado influencia, relativiza y finalmente modifica las culturas que encuentra, sino de registrar su ser capturado desde las relaciones particulares y descentralizadas que no consienten ni las certezas de la elección racional ni la inclusión diferencial de la ciudadanía multicultural.

La centralidad reconocida a la cultura es un momento fundamental de aquella que podemos reconocer en la evanescencia de lo individual Con el cambio cultural, en efecto, el individuo es definitivamente desposeído de su posición de supuesto del orden político moderno. Un segundo efecto es el de mostrar la globalización no sólo como una ingenua e universal conexión de particularidades y de diferencias irreconciliables dentro de la forma histórica del Estado nacional moderno.

Y, Cornell University Press, Y existen también aquellos que son ciudadanos, pero que no alcanzan con este título tutelas, garantías o dere70 R.

Quaritsch, Staat und Souveränität. Schiera, Lo Stato moderno. Origini e degenerazioni, Bologna, Clueb, Luhmann, Jenseits der Barbarei, N. Migrazioni, migranti e discipline scientifiche, Verona, ombre corte, , pp. El Estado global debe de esta forma confrontarse continuamente con el problema político que el Estado moderno presumía haber resuelto en modo definitivo En cuanto forma de dominio, éste debe constantemente ajustar cuentas con una soberanía que escapa sin ser de verdad evanescente.

En su evolución esa es también la modalidad de ejercicio del poder tanto del Estado como de otras formaciones no estatales, pues mientras descubre la posesión de otras estructuras de poder, es incapaz de lograr una relación establemente legítima entre el gobierno y los individuos que se definen mejor como sociedad global segmentada y diferenciada que como pueblo o nación.

Definir la globalización C uando una palabra es de uso reciente, es posible que la pluralidad de sus sentidos se vaya estabilizando a lo largo del tiempo, pero a veces ocurre lo contrario. Hablar de globalización en el mundo actual nos refiere a un proceso ligado de manera profunda con el capitalismo y la política liberal; sin embargo, si pensamos que los flujos de gente, alimentos, símbolos, cultura, etc.

Con todo, es innegable que la expansión, la exploración, la migración, la conquista, el intercambio, el dominio y la influencia, entre muchas otras cosas, forman parte intrínseca de la historia de la humanidad, de la manera en que los grupos humanos se relacionan entre sí y cómo se conectan con la tierra.

Reder, Globalización y filosofía, Madrid, Herder, , p. Ya Paul Virilio2 anotaba que la humanidad se construyó en el trayecto, en el proceso de demora a través del cual los hombres, yendo de un lugar a otro —muchas veces sin saber dónde terminarían—, se conectaron con la tierra y sus diversos climas, fauna, costumbres, etc.

En este sentido, a la humanidad le son intrínsecos sus trayectos y, con ellos, los flujos abiertos: La historia de la hominización no puede desvincularse de la migración. Pero estos trayectos siempre respondieron a una doble lógica, no abrieron una trayectoria sin cerrar otra, no forjaron territorios sin desterritorializar otros, no conquistaron sin abrir al mismo tiempo un umbral de mutua influencia con lo conquistado. En este talante, si el trayecto es intrínseco a la historia de la humanidad, los flujos son intrínsecos a todo trayecto, flujos que no van en un solo sentido, que son al menos bidireccionales.

Desde esta perspectiva, la globalización no significaría un mero proceso expansivo, integrador u homogeneizador, sino tomaría una forma compleja que incluye signos de muy distinto cuño, a veces contradictorio. Sin embargo, muchas de las definiciones de la globalización han hecho énfasis en la perspectiva contraria, es decir, como fenómeno homogeneizador que corre en una sola dirección.

Como expone William Scheuerman, tradicionalmente la globalización ha sido vista como un fenómeno bastante homogéneo y unidireccional, en donde se han privilegiado las figuras de la expansión, el crecimiento, la integración y la unificación.

Virilio, La velocidad de liberación, Argentina, Manantial, Es cierto que las posturas críticas destacaron como signo negativo la igualación del mundo, pero esta crítica siguió anclada en una lógica dicotómica en la cual la expansión se contraponía a la retracción, lo homogéneo a lo heterogéneo, el centro a la periferia, lo global a lo local, etc.

Frente a esta perspectiva, algunos analistas repararon en que había muchos elementos no lineales en muchos fenómenos ligados a la globalización, es decir, encontraron algunas paradojas que hacían difícil definirla como un simple proceso de homogeneización. Marramao, Pasaje a Occidente. Filosofía y globalización, Buenos Aires, Katz, , p.

Reder, Globalización y filosofía, p. Reder, Globalización y filosofía. Sin embargo, antes de abordar este asunto, trataremos de exponer, de manera general, en qué consisten las llamadas paradojas de la globalización.

Hemos adelantado ya que a través de este término la globalización se concibe no como un fenómeno exclusivamente unitario ni homogeneizante, sino como algo contradictorio. Es decir, que en su tendencia a la uniformidad se vale de lo local, de lo diferente y lo particular, y no sólo eso, también los produce. Lo global es local y viceversa. Pensemos en los husos horarios. Implementados mundialmente en , representaron en su momento un claro movimiento hacia la unificación, los países ya no pudieron decidir por sí solos qué horario usar, antes bien, tenían que incluirse en la gama unificadora de husos que daba a cada país y ciudad un horario particular.

La respuesta es claramente negativa: Capitalisme et schizophrénie 2, Paris, Minuit, Esta tendencia es una consecuencia lógica de la extensión y sofisticación de los medios de comunicación y de las tecnologías de la información. Para Robertson, no hay cosmopolitanismo sin localismo.

Ritzer18, por su parte, aduce el riesgo de seguir concibiendo a la globalización como una cuestión meramente unificadora, pues supondría pensar que la gente, las comunidades y pueblos son entidades pasivas sobre quienes se imponen, sin mayor resistencia o modificación, patrones globales.

Estrechamente ligada con la anterior paradoja se encuentra la compleja relación entre lo particular y lo universal. Así vistas las cosas, lo universal se desprende de una pluralidad de particularidades —no homogéneas, sino ellas mismas plurales— que se han extendido y se han vuelto hegemónicas.

Por otra parte, lo universal no aniquila lo particular, antes bien, lo integra y también lo produce, lo produce tanto en forma de resistencia como en forma de apropiación singular. La unificación que implica la lógica global se expresaría como integración de un conjunto de expresiones parciales que por sí mismas carecen de consistencia y completud.

Sin embargo, ambos elementos en realidad no se excluyen, sino se complementan: Ni lo global es una totalidad coherente y uniforme, ni lo local es parcial e incoherente; pero tampoco lo local es unitario y completo en sí mismo, perspectiva que suele encontrarse en ciertas apologías que abogan por la autenticidad y pureza de lo local, atributos que, en contraste, faltarían a lo global.

Los que subrayan esta paradoja asumen, por ende, que lo total siempre tiene algo de parcial y viceversa. No existen ni lo global ni lo local en sí mismos.

No todo el mundo es McDonalds, pero tampoco todo el mundo es Jihad. Totalizar tanto lo global como lo local puede tener fatales consecuencias para la política. En el caso del McMundo, sería la antipolítica del globalismo: Con la aparición de The End of History and the Last Man, en , Francis Fukuyama pareció alentar tal postura al retomar un antiguo debate: Ello significaba el fin de la Guerra Fría, de la amenaza bélica y de los grandes conflictos de la humanidad, y con ello una especie de reducción del globo a un solo modelo económico y cultural, así como una unificación de la pluralidad de posturas, idiosincrasias y particularidades que pueblan el mundo.

El propio Fukuyama mostraba sus reparos ante una concepción totalmente finita del mundo y, por ende, al fin radical de la historia, dejaba así abierta la puerta a la aparición de contradicciones que terminarían relanzando la historia: En suma, la finitud a la que nos acerca la globalización es una que se sostiene en y no deja de producir gestos y perspectivas plurales, con lo cual, no hay algo propiamente global ni algo propiamente local, o en dado caso, se trataría de una propiedad bastante peculiar: Con ello; estaríamos lejos de observar 20 21 Reder, Globalización y filosofía, pp.

Es indiscutible que la defensa de lo propio, de las identidades nacionales, de las particularidades étnicas y culturales, se ha exacerbado con la aceleración de la globalización. Esas formas de vida perdidas serían entonces, en gran parte, creación de la globalización, por ende, esas comunidades paradisíacas no estarían en realidad en el origen, sino al final, en el intento de narrar y de dar sentido a lo local frente a una realidad que tiende a ser homogénea.

Así como una persona no puede recordar de cabo a rabo todos los eventos de su vida y por eso la narra, para dar sentido y construir un pasado que no posee de manera íntegra; de la misma manera los pueblos, las comunidades y las naciones recurren a la narración y a la reconstrucción de sus orígenes, para darse una identidad y una propiedad: Incrustadas en una historia que no tiene finalidad ni desenlace preestablecido —que es lo propio del tiempo secular—, las comunidades y las naciones se ven en la necesidad de recrear sus orígenes y, con ello, su identidad: Anderson, Comunidades imaginadas, México: Ya no hay un solo centro desde donde se irradien de manera unívoca las políticas, la producción, las formas de vida, las modas, normas, etc.: Fueron sobre todo Michael Hardt y Antonio Negri quienes impulsaron esta perspectiva con la idea del imperio: Han sido principalmente dos los procesos que han impulsado esta tendencia a la descentralización: Como lo exponen 23 Reder, Globalización y filosofía, p.

El movimiento centrífugo de la producción se equilibra mediante la tendencia centrípeta del mando. En este acercamiento paradójico, lo global no se contrapone a lo local, sino, muy al contrario, lo integra, lo usa y lo produce, al tiempo que lo local emerge en consonancia con lo global y también lo genera y utiliza: Hemos apuntado, de igual forma, que el acelerado proceso de globalización que vivimos hoy es la radicalización de una tendencia que ha acompañado a buena parte de la humanidad desde sus comienzos: Sin embargo, dar por sentado estos dos elementos contiene un cierto riesgo, que es lo que ahora nos disponemos a explorar.

Negri, Imperio, Barcelona, Paidós, , p. Por ende, no habría que sobresaltarnos demasiado, la posibilidad de acceder al consumo de mercancías que antes estaban fuera de nuestro alcance, la comodidad de vivir en un mundo lejos de la perfección, pero que nos brinda satisfactores necesarios, todo esto haría soportables los costos de una realidad que podría ser mucho peor, o que, a la manera de la Teodicea de Leibniz, resulta ser el mejor de los mundos posibles, pues todo el mal que encontramos en él estaría dispuesto hacia un mayor bien, un bien que nuestros limitados ojos no pueden ver.

Sin duda, los términos de la contradicción permanecen relacionados, pero no son reducibles entre sí; permanecen afirmando su diferencia, una que no es ni sustancial ni permanente, sino siempre relacional. Simone, El monstruo amable, México, Taurus, Esta sombrosa capacidad de restablecimiento, así como de parecer amigable e incluyente, fue también un tópico central en algunos trabajos de Herbert Marcuse y de Pier Paolo Pasolini, en textos como El hombre unidimensional y Escritos corsarios27, respectivamente.

La gran paradoja de la felicidad en nuestros tiempos es, como lo afirma Alain Badiou29, que ésta se ha reducido a la satisfacción, ser feliz es satisfacer todas aquellas necesidades que la lógica de consumo ha creado y que son, por ello mismo, interminables.

Resulta casi contradictorio pensar que un régimen lleno de paradojas, como las expuestas en el apartado anterior, pueda al final convertirse en un monstruo amable: La respuesta es en sí misma aporética. Las paradojas se han vuelto soportables y amables porque se han naturalizado, por27 P. Marcuse, El hombre unidimensional, México, Planeta, , p. Monstruo aceptable que nos invita a tolerarlo y a volvernos complacientes. Las paradojas de la globalización no desaparecen, pero se han desactivado porque se han suavizado, se han naturalizado o se ven como inevitables, entonces hay que dejarlas ser y dejarlas pasar.

Así, lo propio de esta etapa del capitalismo no es la represión, sino producir y consumir libertades. Este nuevo arte de gobernar: La nueva razón gubernamental tiene necesidad de libertad, el nuevo arte gubernamental consume libertad. La videovigilancia, las nuevas tecnologías de información, la deslocalización que éstas 31 M. Foucault, Naissance de la biopolitique, Paris, Gallimard—Seuil, , p.

Esta flexibilidad, esta gran capacidad de oportunismo, de sacar ventaja de sus propias crisis, responde a que el capitalismo es sobre todo un arte de gobernar, una gubernamentalidad33, antes que una doctrina rígida cuya efectuación pueda calificarse como verdadera o falsa respecto a un texto. Por ejemplo, cuando se toma una medida liberal de gobierno, uno no se pregunta si es fiel a tal texto o tal conjunto de principios, sino si es efectiva, si produce los resultados esperados, si es radical o tímida.

En cambio, el socialismo siempre tuvo necesidad de justificarse como verdadero o como falso frente a los textos que fundaron la doctrina. Al liberalismo se le demanda si es puro, si es radical, si es consecuente, si es mitigado, etc. Es decir, uno le demanda qué reglas se pone a sí mismo y cómo compensa los mecanismos de 32 Deleuze, Pourparlers, p. Por gubernamentalidad hay que entender las acciones efectivas y las tecnologías implicadas en el ejercicio del gobierno, es decir, todas aquellas decisiones y medidas que justifican y dan concreción al acto de gobernar.

De hecho, sería aquí arriesgado hablar de fundamentos, lo que hay en el fondo de la lógica capitalista es un conjunto de axiomas que se rehacen cada vez que es necesario. Desde la perspectiva de Deleuze, el capitalismo debe su gran poder de reactivación y rehabilitación, a pesar de sus crisis, a su gran capacidad axiomatizadora.

Un axioma no sólo imprime orden, sino puede modificarse para establecer uno nuevo. Toda cosa que se salga de este orden —una línea de fuga35, por ejemplo— puede ser integrada y reinterpretada a la luz de un cambio en los axiomas, estos siempre pueden resemiotizarse, reestructurarse y flexibilizarse para incluir aquello que se les escapa, siempre pueden territorializar aquello que se había desterritorializado Las líneas de fuga son todos aquellos gestos y actos que se escapan de los estratos duros introducidos por las instituciones, por la lógica capitalista y el Estado, mismos que tratan siempre de traducir e introducir a toda conducta y acción humana dentro de una etiqueta, identidad o casilla.

Territorializar significa construirse un territorio que sea familiar a través de diversas marcas de expresión, pero no hay territorio fijo. Es como con la cuestión del indeterminismo en física: Es una cuestión tanto de política como de ciencia: Los axiomas funcionan como las hipótesis ad hoc en epistemología: Lo innovador de la lógica capitalista es que no intenta detener las desterritorializaciones de lo local, de las tribus y gestos particulares, con una territorialización o un modelo universal, sino precisamente las ataca con un gesto igualmente diverso: No hay forma de vida que no se exprese como una forma de territorialización sobre la Tierra, la Tierra sería ese gran espacio sobre el cual toda forma de vida se crea un territorio.

Los programas de investigación científica, Madrid, Alianza, Se muestra, de manera semejante a la gran desterritorializada la Tierra , como el suelo desde el cual es posible incluirlo y flexibilizarlo todo. Sin embargo, este gesto inclusivo termina eliminando la posibilidad de la diferencia41, no 40 D.

Lapoujade, Deleuze, les mouvements aberrants, Paris, Editions du Minuit, , p. En este talante, las particularidades y las singularidades por las que apuesta Deleuze —culturales, políticas, sociales, etc.

No hay origen sino sólo superficie, así, los simulacros lo son todo, pues ya no tienen original al cual responder. Afuera ficticio que crea otra ficción: Se trata, así, de aporías que ya han sido axiomatizadas y que en vez de dar lugar a diferencias radicales crean híbridos, hacen homogéneo lo dispar, lo hacen digerible a fuerza de nombrarlo y de hacerlo complementario.

Es difícil negar el caudal de paradojas que conforman la globalización; sin embargo, lo que hagamos con ellas no arroja iguales resultados. Sin embargo, para el filósofo francés, esta imagen de totalidad es ilusoria.

La respuesta es claramente negativa, pues es gracias a haber fijado los opuestos, haberles dado un nombre y una etiqueta, que se han vuelto digeribles y homogéneos. Ambas posibilidades producen a su manera gestos de violencia e intolerancia, al tiempo que encasillan al mundo dentro de determinadas estrías, casillas y direcciones. Lo que llamo fuerzas de la Jihad y fuerzas del McMundo operan con igual ímpetu en direcciones opuestas, una dirigida por odios parroquiales, el otro por mercados universales; uno recreando viejas fronteras subnacionales y étnicas, el otro volviendo porosas las fronteras nacionales.

La jihadización del mundo y su macdonalización son dos realidades opuestas a la vez que muy homogéneas: Estamos aquí ante una paradoja ficticia que sólo puede establecer la contradicción al precio de volver homogéneos los opuestos. En cambio, una paradoja radical afirmaría la diferencia irreductible de los opuestos, en gran medida dejarían de ser opuestos para tornarse diferencias radicales que estrictamente no serían asignables ni a lo local ni a lo global, ni al híbrido de ambos, sino que emergería entre ellos, en los intersticios que no alcanzan a ser comprendidos por ningunos de los dos ni por su mezcla.

Una paradoja ficticia termina reconciliando los opuestos una vez que los ha nombrado, en cambio, una paradoja radical afirma la diferencia de sus elementos, sin dejar de relacionarlos entre sí, pero sin reducir uno al otro. El problema, por ejemplo, con la jihadización es que no encontramos en ella una verdadera diferencia, pues su razón de ser es luchar contra Occidente y el McMundo, contra lo global, pero al hacerlo se hace complementaria de aquello contra lo cual lucha.

Desde una perspectiva tal, lo local, lo tribal, lo singular, verían en riesgo su diferencia y la posibilidad de resistir, pues simplemente se traducirían en el reverso de aquello que rechazan, en híbridos de aquello con lo cual se enfrentan. Por el contrario, como lo expone Ronald Bogue, la auténtica diferencia y la auténtica resistencia sólo podrían presentarse como línea de fuga.

Una línea de fuga es una línea que escapa de cualquier orden fijo y estable. Es una línea entre las cosas, entre entidades e identidades claramente demarcadas, un zigzag, curso impredecible que perturba las coordenadas de un espacio organizado.

La línea de fuga es, en pocas palabras, la línea nómada de un espacio liso Y lo que es esencial es que una línea de fuga es una línea de devenir—otro, de metamorfosis, de constante transformación En contraste, el espacio estriado ya tiene caminos, lugares y nichos prestablecidos, mismos que nos dicen a dónde ir, qué trayectos tomar, cómo territorializar, en dónde parar.

Literary and Cultural Studies, vol. Las paradojas radicales a las que aspira Deleuze nos hablan de polos no claros, que se conforman y rehacen a la medida que se encuentran y confrontan.

Finalmente, el peligro de naturalizar las paradojas es que al hacerlo perdemos la posibilidad de experimentar la diferencia radical, aquella irreductible a una dicotomía prestablecida, pues tales coplas suelen estar auspiciadas —en el fondo— por la hegemonía de alguno de los opuestos que las constituyen.

En el caso de lo glocal, es sin duda la perspectiva global—liberal la que domina la paradoja, con lo cual lo local termina definiéndose exclusivamente en oposición a una dicotomía impuesta desde la perspectiva hegemónica, perdiendo la posibilidad de explorarse como diferencia radical.

En este punto, autores como Marramao concordarían abiertamente con la perspectiva deleuziana. En este conflicto, lo local no se constituye como alternativa a lo global […]. Los localismos pertenecen en todo y por todo a la lógica de la globalización: Un pueblo por venir Es cierto que el capitalismo, tal y como lo define Deleuze, evade todo fundamento, toda territorialización permanente; sin embargo, en este movimiento desterritorializador no puede prescindir de territorializar, de asignar identidades y límites estables; es ahí precisamente donde las singularidades48 corren el peligro de ser reducidas a una expresión fija.

Si queremos conservar lo local como diferencia radical, si no queremos fijarlo en una identidad estable, no podemos verlo en simple continuidad o como reacción frente a lo global, sobre todo porque éste respondería a aquello que 47 Marramao, Pasaje a Occidente, p. Las singularidades no son absolutamente indiferenciadas, pero tampoco nos remiten a individuos acabados y bien definidos. Bien podríamos decir, son puntos precarios y difusos que pierden su consistencia en cada nuevo acoplamiento y que alcanzan una nueva con cada nueva conexión.

Frente a lo relativo global se alzaría lo absoluto local, es decir, un espacio liso que no tiene ni compartimientos ni surcos que indiquen de antemano qué distribución tomar, en qué casilla instalarse o qué forma adquirir. Lo absoluto local se presenta como movimiento nómada que no es localizable ni delimitable de manera permanente, pues se orienta y se refiere a una pluralidad de manifestaciones, ellas mismas en mutación.

Lo absoluto local se refiere entonces a: Significa hacer aparecer lo absoluto en el lugar, sin pretender que ese lugar se vuelva absoluto. Hacer aparecer el lugar en lo absoluto es precisamente la estrategia capitalista y de la globalización en general: Esta es la función de las paradojas ficticias, naturalizar las contradicciones y absorber las diferencias.

Se trata entonces de diferencias inmanentes que no pueden esencializarse ni reducirse o incluirse en un referente total o en una polaridad dicotómica estable. Las paradojas que hemos esbozado corren el riesgo de hacer aparecer lo local y lo global como dos polos claramente definidos y delimitados, de ahí que toda diferencia o singularidad sólo pueda comprenderse a la luz de ambos. Esa es precisamente la manera como una paradoja se hace ficticia. Por el contrario, en una paradoja radical los opuestos se establecen como diferencias irreductibles que, si bien se relacionan, no adquieren ni 49 Deleuze y Guattari, Mille Plateaux, p.

El significado de intensivo es aclarado en la nota Se trata entonces de diferencias nómadas. En este talante, tales conceptos nos dan herramientas nuevas para pensar lo local como verdadera diferencia, es decir, como pluralidad de expresiones nómadas, no fijas y con una diversidad de referentes, no sólo lo global. La forma, expresiones y contenidos de lo local estarían entonces permeados por una constante diferenciación, por hacerse y rehacerse a medida que cambian sus relaciones.

Lo local, las singularidades, las diferencias, no tendrían que demandar una carta de identidad, una asignación de nombre o el reconocimiento de su unidad y coherencia para actuar, resistir y crear nuevas formas de vida.

Edición de la Universitat Politècnica de Catalunya, Barcelona,

Closed On:

La globalización tal y como se presenta en el mundo actual no puede desligarse del capitalismo como sistema económico y político, mismo que desde el principio, tal y como exponen Karl Marx y Friedrich Engels en el Manifiesto del partido comunista, significó la expansión y hegemonía de una nueva clase social —la burguesía, clase que logra que todo lo sólido y permanente se disuelva en el aire bajo la ola de la producción y del consumo— que diseminaba su forma de vida como ideal de existencia en el mundo entero.

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